Accettare il rischio e l’incertezza

L’estate del 2020 è già stata denominata l’estate del Coronavirus. Una stagione che per molti non sarà sinonimo di vacanza, sia per motivi economici, ma anche e soprattutto a causa della paura del contagio. Più di un italiano su due (55,2%) non partirà per le ferie. Un dato impressionante, soprattutto se paragonato all’estate del 2018, quando, a saltare l’agognata villeggiatura per motivi economici, erano stati 8 milioni di italiani. Questo dato, a causa della paura unita all’emergenza economico-sociale, si è quindi triplicato. Oltre 6,9 milioni di italiani ha esplicitamente dichiarato, come motivo prevalente della rinuncia, la paura di contagio.

Una paura che sta accompagnando le nostre vite da diversi mesi ormai e che con il passare del tempo, si evolve in qualcosa di diverso a seconda delle varie circostanze, ma che non ci abbandona mai.

Ferie si, o ferie no?

Questa la domanda che molti si stanno ponendo da qualche tempo a questa parte. Come abbiamo visto nell’articolo “Come prepararci ad un insolita estate”( http://www.psicologafittipaldi.it/come-prepararci-ad-uninsolita-estate/) la voglia di cambiare ed evadere da questa situazione, cerca di emergere dal profondo di ognuno di noi. Se da una parte la voglia, ma anche la necessità, di lasciarsi tutto dietro alle spalle e tornare a vivere la normalità delle proprie vite, preme per risalire alla superficie del nostro animo, dall’altra si trova a dover affrontare un nemico potente: la paura.

Strisciante e angosciante pensiero fisso, forse adesso un po’ più nascosto in profondità, ma sempre presente. Un pensiero che fa vivere sensazioni spiacevoli, che tornano ogni qualvolta ci si allontana da casa, un luogo percepito come sicuro e protetto.

Le ferie adesso hanno acquisito una validità diversa rispetto ai tempi pre-Covid 19, trasformandosi, per molti, in un impegno psicologico ed emotivo faticoso e stressante.

Allontanarsi dall’unico luogo ritenuto sicuro, casa propria, ci espone potenzialmente al rischio contagio e questo attiva un sistema di allarme psico-fisiologico.

Dover affrontare tutto questo da soli, non è sempre possibile, né consigliabile. Un aiuto psicologico valido, da parte di professionisti della salute mentale, può sbloccare queste limitazioni e aiutare a vivere ed affrontare nel migliore dei modi anche questa assurda situazione.

Il dispendio emotivo porta a rabbia e frustrazione

Rinunciare alle ferie estive soccombendo alla paura del contagio è talmente angosciante ed emotivamente dispendioso, per alcuni, da innescare una consequenziale rabbia e frustrazione. La disillusione delle ferie porta ad una profonda delusione psicologica ed emotiva, perché va a ledere uno dei principi fondamentali dello spirito umano: la libertà.

Sentimento profondamente radicato in ogni persona, a causa di questa pandemia, ha più volte subito limitazioni, restrizioni e coercizioni imposte da un altro bene comune: la salute.

A lungo andare questa continua repressione ha fatto scattare dei meccanismi di frustrazione con i quali oggi dobbiamo fare i conti. Conti che se fatti da soli, molto spesso non tornano.

Suggeriamo quindi di non farsi carico da soli di un bagaglio così gravoso, ma di cercare sempre un aiuto psicologico che possa aiutare ad affrontare e superare i momenti di difficoltà. Una mano tesa verso una soluzione, un sostegno tangibile per riscattare la libertà di ciascuno di noi e che aiuti a continuare ad andare avanti.

Qualche volta cercare di gestire da soli un problema del genere, ci può creare l’illusione di averlo risolto. Mettendo in atto ripetutamente azioni e pensieri o evitando le situazioni che ci creano disagio, se ne diventa ancora più vittime, perché il problema si rafforza ancora di più, a nostre spese.

Smettere di nutrire la paura

È possibile uscire dalla trappola della paura, smettendo di nutrirla. Questo vale in generale per qualunque tipologia di paura, non fa eccezione quindi quella del contagio da Coronavirus.

La paura è un male che si alimenta ogni volta che il problema viene evitato e trova sostentamento negli sfoghi e nelle lamentele irrazionali che fanno capo a esso. Innanzitutto, per risolvere una situazione che ci crea disagio, bisogna affrontarla. Ignorarla non porterà a nulla di buono, o meglio non porterà proprio a nulla. Ci possiamo anche girare dall’altra parte, ma quando torneremo a voltarci in quella direzione il problema sarà sempre lì ad aspettarci.

Questo significa che rinunciare oggi alle ferie estive, per paura del contagio, può essere legittimo ma limitare la nostra vita per lo stesso motivo non è la soluzione.

La convivenza con questo male è da mettere in conto per diverso tempo e la paura patologica non è una condanna a vita alla quale dover per forza sottostare.

Trovare insieme una soluzione

Il problema va quindi affrontato e va fatto impugnando le armi giuste. Risulta inutile “il fai da te”, poiché, molte volte la sua origine ha radici ben radicate nel profondo di ognuno di noi. Attraverso l’aiuto e l’accompagnamento psicologico è possibile comprendere ed affrontare ciò che si cela in profondità. Messa a fuoco la natura del problema, si accendono i riflettori sui pensieri e sulle preoccupazioni da superare e si può iniziare a beneficiare del giusto aiuto psicologico, accettando il rischio e l’incertezza come elementi naturali con i quali convivere.

Un aiuto che quest’anno potrà essere necessario per affrontare le ferie estive.

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